Betty e Rita sono davvero Diane e Camilla?
Fatto narrativo verificatoDennis Lim, in un brano del proprio libro ospitato dal distributore dell’edizione restaurata, legge l’ultimo terzo del film come ciò che ridefinisce tutto il resto: una fantasia in punto di morte, e Betty come l’alter ego consolatorio di Diane, nato da una combinazione di colpa, dolore, gelosia e desiderio. Diane è un’attrice delusa, innamorata di Camilla, e per gelosia paga un sicario. Graham Fuller, su Sight and Sound, indica il punto esatto del passaggio: Betty sparisce, Rita apre una piccola scatola blu, e si precipita nell’inferno quotidiano di Diane. Il film però non certifica questa lettura come soluzione unica, e nessuna fonte qui aperta riporta dichiarazioni di David Lynch al riguardo. Lo stesso Lim osserva che la parte considerata reale si presenta come frammenti sconnessi, secondo la logica di un incubo.
Lettura editoriale: Fatti e interpretazioni restano separati. Sono fatti del film: le stesse due attrici interpretano Betty e Diane, Rita e Camilla; la scatola blu viene aperta; dopo quell’apertura i nomi e i rapporti sono altri. È interpretazione, e attribuita al suo autore, che la prima parte sia il sogno di Diane: è la lettura di Dennis Lim, non una soluzione che il film dichiari. L’identità poggia sulla classificazione del British Board of Film Classification: Mulholland Drive, David Lynch, 2001. Questa scheda adotta 146 minuti, arrotondamento dell’edizione cinematografica del 26 luglio 2001 misurata in 146 minuti e 26 secondi, concorde con i 146 minuti dichiarati dall’edizione Criterion. La divergenza è dichiarata: le edizioni domestiche del 2002 misurano 140 minuti e 32 o 44 secondi, quasi sei minuti in meno; la riedizione cinematografica del 2017 misura 146 minuti e 36 secondi. La citazione è in italiano e non è la battuta originale inglese. Due editori diversi la riportano con le stesse parole: la pagina di curiosità di Movieplayer, che non nomina il parlante, e la recensione su Alibi Online del 17 aprile 2021, che nomina il cowboy e precisa che si rivolge ad Adam, il regista. La sola divergenza è di punteggiatura: Movieplayer separa i due membri con una virgola e chiude con il punto, Alibi Online usa il punto e virgola e non chiude; la scheda adotta la forma di Movieplayer. Va dichiarata la debolezza di entrambe le fonti: la prima è una pagina redazionale senza firma né data, la seconda porta una firma ridotta alle sole iniziali. Reggono perché la responsabilità resta della testata, ma sono il minimo ammesso, e su questo film nessuna testata firmata per esteso trascrive una battuta. Due correzioni vanno dette al lettore, perché riguardano la versione precedente di questa pagina. La prima: la pagina attribuiva a quel saggio la lettura della chiave blu come prova dell’avvenuta esecuzione. Né il brano di Lim né l’articolo di Fuller nominano la chiave blu: l’attribuzione è stata tolta, e con essa l’affermazione. La seconda: fra le fonti c’era un liveblog di quotidiano dichiarato come trascrizione e come riscontro della citazione, e non è né l’una né l’altra cosa. Il tipo è stato corretto e la fonte non sostiene più la citazione: sostiene il contesto narrativo, insieme ad altre tre e mai da sola. Resta fra le fonti con la verifica precedente dichiarata, perché la pagina oggi non è raggiungibile da questo processo, e un controllo che non arriva alla pagina non è un difetto della pagina. Nessuna posizione dell’autore: nessuna dichiarazione di Lynch su questo finale risulta in un’intervista ospitata da chi l’ha condotta, e senza di essa cade anche la lettura alternativa. Nessun video e nessun confronto con un libro: la sceneggiatura è originale.