Perché la storia più importante di Edward Bloom non è raccontata da lui?
Fatto narrativo verificatoPer tutto il film Will contesta al padre le sue storie esagerate e pretende la versione vera dei fatti. Il rovesciamento arriva alla fine. Edward ha un ictus e al risveglio capisce che è così che muore, ma va nel panico: per la prima volta non riesce a raccontare la propria storia. È Will a prenderne il posto. Improvvisa per il padre un racconto fantastico su come morirà e glielo racconta al capezzale. Il figlio che chiedeva soltanto i fatti diventa il narratore e accetta la lingua con cui suo padre aveva sempre parlato di sé. Lo sceneggiatore ha spiegato che nelle prime versioni Will raccontava quella stessa storia agli amici del padre durante il funerale: spostarla al capezzale ha cambiato l’effetto dell’intera scena.
Lettura editoriale: Il conflitto fra il padre affabulatore e il figlio che cerca la vita vera è descritto dalla scheda italiana del film. L’ictus, il panico di Edward davanti alla propria morte, il passaggio del racconto a Will e la modifica rispetto alle prime versioni della sceneggiatura sono documentati dallo sceneggiatore John August nei propri testi sul film. Leggere quel passaggio come l’accettazione, da parte del figlio, della lingua del padre è una sintesi editoriale. La citazione italiana è omessa: Casa del Cinema pubblica la frase estesa e la attribuisce a Will Bloom, mentre l’Università di Verona la divide in due frammenti con parole diverse; nessuna delle due fonti identifica la specifica traccia doppiata e il contesto audiovisivo. Nessun video viene mostrato perché non è stata verificata una scena ufficiale pertinente; “Dal libro al film” resta escluso perché non è stata confrontata un’edizione precisa del romanzo.