Oz è stato un sogno, o il film si rifiuta di dirlo?
Fatto narrativo verificatoDorothy Gale vive in una fattoria del Kansas con gli zii e tre braccianti. Il suo cane morde la vicina, lei scappa di casa, e un tornado la porta in un mondo a colori dove la sua casa atterra sulla Strega dell’Est e la uccide. Per tornare indietro deve seguire un sentiero dorato fino alla Città di Smeraldo, e per strada raccoglie tre compagni che vogliono un cervello, un cuore e il coraggio. Il Mago si rivela un uomo qualunque dietro una tenda; i tre compagni scoprono di avere già quello che chiedevano. Dorothy batte tre volte i tacchi delle scarpette e si risveglia nel proprio letto, circondata dai suoi. E i tre braccianti somigliano moltissimo ai compagni di Oz, mentre l’imbonitore incontrato all’inizio sembra il gemello del Mago.
Lettura editoriale: La citazione è attestata da tre editori indipendenti di due generi diversi, e uno è istituzionale: le gallerie di battute finali di Best Movie e di Grazia, e soprattutto la voce dell’Enciclopedia del Cinema Treccani firmata da Andrea Meneghelli, che la trascrive identica. Una quarta fonte diverge e viene dichiarata: la recensione firmata di Maurizio Encari su Everyeye del 1° gennaio 2020 rende la stessa battuta come «Non c’è posto più bello della propria casa». È minoranza di uno contro tre, e si adotta la formulazione dei tre, come già fatto per il monologo di Blade Runner, per Stand by Me e per E.T. Sull’identità due divergenze dichiarate. Sull’anno: la voce Treccani indica «1938-1939» distinguendo lavorazione e uscita — e le riprese durarono davvero dall’ottobre 1938 al marzo 1939 — mentre ComingSoon indica 1939; si adotta il 1939 dell’uscita. Sulla durata: Treccani indica 101 minuti, ComingSoon 100; si adottano i 101 del dato istituzionale. Nessuna posizione dell’autore, e per una ragione che questa scheda documenta invece di subire. Non manca l’intervista: manca l’autore. Il film ebbe cinque registi — Richard Thorpe licenziato, George Cukor in un breve interregno, Victor Fleming per la maggior parte delle riprese, Mervyn LeRoy anche nelle riprese finali, e King Vidor per il prologo e l’epilogo, cioè proprio per le sequenze in Kansas e quindi per il finale di cui questa scheda parla. Il nome che compare nei titoli non è quello di chi ha diretto la scena spiegata qui, e nessuno dei due ha lasciato una dichiarazione raggiungibile su di essa. Per questo la scheda non ha il modulo con la posizione dell’autore, e di conseguenza nemmeno quello con la lettura alternativa: il contratto li vuole entrambi o nessuno, e il limite che vale in questi casi impone di dichiarare il silenzio invece di riempirlo. È il terzo caso nel catalogo, dopo Stand by Me e Eyes Wide Shut, e ognuno per un motivo diverso: ricerca infruttuosa, morte dell’autore prima dell’uscita, e qui paternità divisa. Nessun video: non risulta una scena ufficiale verificabile.