Elisa muore o vive, alla fine?
Fatto narrativo verificatoBaltimora, 1963. Elisa Esposito, addetta alle pulizie muta in un laboratorio governativo, scopre una creatura anfibia tenuta prigioniera e se ne innamora. Con la collega Zelda, il vicino Giles e lo scienziato Hoffstetler la fa evadere e la nasconde in casa propria, in attesa di liberarla in mare. Al molo il colonnello Strickland li raggiunge e spara a entrambi. La creatura si rialza, uccide Strickland, prende Elisa in braccio e si getta in acqua con lei. Sott’acqua le passa una mano sul collo: le due cicatrici che Elisa ha avuto fin da bambina si aprono e diventano branchie funzionanti. Elisa respira, apre gli occhi e ricambia l’abbraccio. Il film non dichiara se sia sopravvissuta o se quella sia l’immagine che se ne fa chi racconta: la voce che chiude è quella di Giles, che dice di non sapere se sia andata davvero così e recita una poesia sull’amore che non ha forma.
Lettura editoriale: L’identità poggia sulla scheda di classificazione del British Board of Film Classification, che documenta regia, anno di produzione 2017 e l’edizione cinematografica del 7 settembre 2017 in 123 minuti e 10 secondi, e sulla scheda italiana di ComingSoon, che indica 123 minuti, distribuzione 20th Century Fox e uscita italiana del 14 febbraio 2018. Le due fonti concordano sulla durata e non c’è divergenza da dichiarare; la classificazione registra per l’edizione domestica 118 minuti e 13 secondi. Il finale è ricostruito da due approfondimenti italiani firmati e indipendenti fra loro. La posizione dell’autore è documentata da una fonte diretta: è stata aperta l’intervista diretta a Guillermo del Toro condotta da Sam Briger per Fresh Air e pubblicata il 5 dicembre 2017. La poesia finale entra come citazione l’11 settembre 2026, e il blocco precedente va spiegato. Il ricontrollo dell’8 settembre 2026 aveva concluso che non restassero due fonti concordi parola per parola sulla resa italiana e sull’attribuzione, e la citazione era stata omessa. La ricerca ripetuta l’11 settembre ha trovato tre editori diversi che rendono il testo con le stesse parole: l’approfondimento firmato da Matteo Maino su Movieplayer del 1° ottobre 2020, l’articolo firmato da Silvia Artana su CronacaPop del 13 marzo 2020 e l’articolo firmato da Valeria Verbaro su Framed Magazine del 9 ottobre 2020. I due riscontri adottati sono Movieplayer e CronacaPop; Framed Magazine conferma ed è registrato. Divergenza di sola punteggiatura dichiarata: CronacaPop chiude con un punto fermo dopo «me», gli altri proseguono con una virgola. Sul parlante nessuna fonte usa il verbo «recita», e va detto: Movieplayer introduce il testo come «La fantasia finale di Giles sotto forma di poesia», CronacaPop indica Giles come voce narrante della storia e la raccolta firmata da Elisabetta Rossi su Frasix del 20 ottobre 2020 attribuisce a Giles la frase che introduce la poesia. Tre editori indipendenti collocano dunque il testo in bocca a Giles, ma nessuno descrive la scena, e la scheda si ferma dove si fermano le fonti. Il taglio è dichiarato: la poesia prosegue oltre il limite prudenziale di venticinque parole del contratto, e si pubblica soltanto la prima porzione contigua, identica in tutte le fonti. Il video è escluso e il motivo va detto per intero: i caricamenti ufficiali italiani reperiti sono soltanto trailer e spot promozionali, e un trailer non è la scena; l’unica pagina che promette la scena finale è un ricaricamento di terzi, che il contratto non ammette. Il dettaglio sfuggito e la lettura alternativa sono valutazioni della redazione.