Perché Mars Attacks! sembra volutamente una fantascienza anni Cinquanta fatta male?
Fatto narrativo verificatoIl film non imita per caso la fantascienza degli anni Cinquanta: nasce da una serie di figurine Topps vendute con le gomme da masticare, e la scenografia riproduce proprio i dischi volanti e gli alieni che comparivano su quelle illustrazioni. Da lì viene tutto il resto. I marziani, il presidente che si rivolge alla nazione in un discorso televisivo, i generali aggressivi, gli scienziati curiosi e i giornalisti in cerca di visibilità sono i ruoli tipici di quel genere, ripresi e portati all’assurdo. La sinossi ufficiale lo dichiara apertamente: il film seziona e dissacra insieme la fantascienza di quegli anni, la stupidità umana e l’America contemporanea. Anche l’arma segreta che l’umanità scopre contro i marziani segue la stessa logica: non è una soluzione scientifica ma una trovata comica, e il gusto sta nel vedere un marziano perdere il cranio.
Lettura editoriale: L’origine dalle figurine Topps e la scenografia che riprende quelle illustrazioni sono riportate dalla recensione di RogerEbert.com, che descrive anche il momento in cui un marziano perde il cranio grazie a un’arma segreta. I ruoli dei personaggi e l’intento dissacratorio verso la fantascienza anni Cinquanta, la stupidità umana e l’America contemporanea sono nella sinossi ufficiale del distributore. Sono invece sintesi editoriali il collegamento fra l’arma segreta e la stessa logica parodistica, e la qualifica dei personaggi come ruoli tipici del genere portati all’assurdo. La citazione poggia su un solo riscontro, per decisione del Fondatore del 6 settembre 2026. Due cose vanno dichiarate, e nessuna delle due è piccola. La prima: la battuta è brevissima e traducibile alla lettera dall’inglese, e la regola nata su Noi dice che in questi casi la coincidenza fra fonti non proverebbe il doppiaggio. Qui non c’è nemmeno coincidenza da valutare, perché la fonte è una sola, e per questo la resa va considerata la più esposta del catalogo. La seconda: le due raccolte che coprono il film non hanno nessuna battuta in comune. MYmovies ne riporta due, «Dobbiamo cancellarli!» e «Adesso basta! Non dica un’altra parola! Chiuda quella bocca!», entrambe attribuite insieme al presidente Dale e ad Art Land; Aforismi ne riporta una quindicina, fra cui questa. Non esiste quindi alcun modo di verificarla incrociando le fonti. Va aggiunto che l’unica battuta di questo film con un riscontro di testata — quella dell’avvocato, su BadTaste a firma di Emanuele Biotti — non è mai stata confermata da nessun altro.