Che cosa c’è nella scatola, e perché il finale non è una vittoria della polizia?
Fatto narrativo verificatoLa resa di John Doe è parte degli ultimi due omicidi. Doe invidia la vita familiare di Mills, uccide Tracy e fa recapitare nel deserto una scatola con la sua testa: in questo modo rappresenta l’invidia. Poi rivela a Mills non soltanto il delitto, ma che Tracy era incinta — una cosa che lei aveva confidato a Somerset e che il marito non sapeva. Quando Mills spara, diventa l’ira e completa il settimo peccato. La morte di Doe non è quindi una vittoria della polizia, ma l’atto finale previsto dal suo piano. Tracy non è una delle persone punite per un peccato: è la vittima con cui l’ira viene provocata. Somerset capisce il meccanismo e implora Mills di fermarsi, perché a differenza delle altre vittime lui può ancora scegliere. La frase conclusiva segna infine un cambiamento in Somerset: non considera il mondo un bel posto, ma decide di restare invece di andare in pensione.
Lettura editoriale: Fatti e interpretazioni restano separati. Sono fatti mostrati dal film: l’identificazione di Doe con l’invidia, la rivelazione della gravidanza di Tracy, lo sparo di Mills e la decisione di Somerset di non ritirarsi. È interpretazione della redazione leggere la frase conclusiva come un cambiamento morale, e così pure la lettura del lampo su Tracy nel dettaglio sfuggito. L’identità poggia sulla classificazione britannica: regia di David Fincher, anno di produzione 1995, copia cinematografica classificata il 27 settembre 1995 e misurata in 126 minuti e 45 secondi, arrotondati ai 127 adottati. Le divergenze sono dichiarate: la riclassificazione cinematografica del 4 dicembre 2024 misura 126 minuti e 44 secondi, un secondo in meno; le edizioni domestiche fra il 1996 e il 2008 stanno fra 121 minuti e 31 secondi e 121 minuti e 35 secondi. La citazione è in italiano ed è l’ultima frase del film. Tre editori indipendenti la riportano identica: le gallerie firmate di Best Movie e Grazia e l’analisi firmata di ArteSettima. Divergono invece sulla frase di Hemingway che la precede — «vale la pena lottare» contro «vale la pena di lottare» — e per questo la scheda pubblica soltanto la battuta finale, quella su cui tutte e tre concordano parola per parola. Sul parlante va detto esattamente quanto c’è: una sola delle tre fonti lo nomina, ArteSettima, che indica il detective William Somerset in voce fuori campo, e Grazia conferma che si tratta della voce narrante senza darne il nome. Sulla lavorazione, lo sceneggiatore Andrew Kevin Walker racconta di avere riscritto il proprio copione per un altro regista, con un finale completamente diverso, e che il finale originale è tornato nel film perché la prima stesura arrivò a David Fincher per errore. Nessun video: non risulta una clip di questa scena pubblicata dal titolare dei diritti.