Verbal è davvero Keyser Söze e quanto del suo racconto è vero?
Fatto narrativo verificatoIl finale identifica Verbal Kint come Keyser Söze, o almeno come l’uomo che riesce a uscire dalla centrale sotto quel nome. Dopo il rilascio, Kujan riconosce sulla bacheca dell’ufficio parole e nomi usati durante l’interrogatorio; perfino “Kobayashi” viene dalla tazza che teneva in mano. Arriva poi il fax con l’identikit: il volto è quello di Verbal. Fuori, la sua andatura torna normale e sale su un’auto che lo aspetta. Keaton non era quindi Söze: quella conclusione era stata suggerita a Kujan dal racconto. La bacheca prova però soltanto che Verbal ha inventato molti collegamenti, non che ogni evento fosse falso. La nave bruciata, i morti e il testimone esistono indipendentemente dalla deposizione. La lettura più prudente è che Söze abbia mescolato fatti reali e dettagli improvvisati per cancellare una prova contro di sé e lasciare alla polizia una storia inutilizzabile.
Lettura editoriale: Fatti e interpretazioni restano separati. Sono fatti mostrati dal film: l’identikit, la scomparsa della zoppia, l’auto che aspetta e le parole prese dall’ufficio di Kujan. È interpretazione quanto della deposizione corrisponda davvero agli eventi sulla nave: il film lo lascia indeterminato, e la conclusione sulla miscela di verità e invenzione è una lettura prudente della redazione, non un dato. L’identità poggia sulla classificazione del British Board of Film Classification: The Usual Suspects, Bryan Singer, 1995, distribuzione britannica Polygram Filmed Entertainment. Questa scheda adotta 106 minuti, arrotondamento dell’edizione cinematografica del 26 maggio 1995 misurata in 105 minuti e 45 secondi. La divergenza è dichiarata: tutte le edizioni domestiche classificate fra il 1995 e il 2000 stanno fra 101 minuti e 23 secondi e 101 minuti e 39 secondi, oltre quattro minuti in meno. La citazione è in italiano e non è la battuta originale inglese. Due fonti di genere diverso la riportano con le stesse identiche parole e nominano entrambe il parlante: l’articolo firmato da Emanuele Zambon su CronacaPop e il saggio firmato da Davide Comotti per la Fondazione Cineteca di Bologna, costruito proprio intorno a questa battuta. Ne circola una forma più breve, e va dichiarata: due gallerie di battute finali, Best Movie e Grazia, omettono «mai» e scrivono «è convincere» invece di «è stato convincere», non indicano il personaggio, e Best Movie aggiunge in coda «… e come niente sparisce!». La scheda adotta la forma delle due fonti che nominano chi parla. Nessuna posizione dell’autore nel senso del contratto, e quindi nessuna lettura alternativa: l’intervista allo sceneggiatore documenta come è nato il personaggio, non una presa di posizione sul significato del finale. Nessun video e nessun confronto con un libro: la sceneggiatura è originale.