Chi ha dipinto davvero i quadri, e perché il film è girato in modo così sobrio?
Fatto narrativo verificatoBig Eyes racconta una vicenda realmente accaduta e il suo nodo è un furto di paternità. Margaret dipinge i ritratti di bambini dagli occhi enormi; è il secondo marito, Walter Keane, a commercializzarli spacciandoli per propri. Per quasi un decennio costruisce su quella bugia un impero. Il film si tiene lontano dallo stile visivo che ci si aspetterebbe dal suo regista, e la ragione è dichiarata: Tim Burton ha spiegato che la storia era già talmente eccentrica da rendere preferibile mantenere tutto semplice e lasciare che fosse la sua stranezza a emergere. Ha inoltre letto la vicenda come simbolica di dove fosse arrivato quel sogno americano: due persone in un rapporto disfunzionale che producono insieme quei bambini mutanti. Finché Margaret non si ribella.
Lettura editoriale: Il furto di paternità, il ruolo di Walter Keane nel commercializzare come propri i quadri della moglie per quasi un decennio e la ribellione finale di Margaret sono riportati dalla scheda di una testata cinematografica italiana. La scelta di uno stile sobrio e la lettura della vicenda come simbolo del sogno americano sono dichiarazioni dirette del regista in un’intervista. Collegare le due cose, cioè spiegare la sobrietà con la stranezza della storia, riprende una motivazione dichiarata dall’autore e non è un’inferenza della redazione. Che la vicenda sia realmente accaduta è dedotto dal fatto che il regista parli di Margaret Keane come di un’artista vivente da cui ha commissionato un’opera; le valutazioni contenute nella lettura alternativa sono della redazione. La citazione è in italiano. Una cosa va detta con precisione al lettore, perché riguarda la versione precedente di questa pagina: la frase era attestata dal titolo di una clip promozionale del distributore, che è materiale di lancio e non una trascrizione del dialogo, e il secondo riscontro non era indipendente, perché quell’articolo riprende le stesse clip del distributore e ne conferma il contesto, non le parole. È stato aggiunto un riscontro indipendente, firmato e datato, che riporta la frase parola per parola e la attribuisce a Margaret Keane. Una divergenza minore è dichiarata: quella fonte indica il film come 2015, l’anno dell’uscita italiana, mentre questa scheda adotta il 2014 della produzione.