Chi è il bambino che saluta Fabietto dal binario?
Fatto narrativo verificatoNapoli, primi anni Ottanta. Fabietto Schisa ha diciassette anni, adora il calcio e aspetta Maradona. Poi i suoi genitori muoiono insieme, asfissiati nella casa di Roccaraso, e lui non era con loro perché era rimasto in città per vedere giocare il Napoli. Il film non spiega quel dolore: lo attraversa, con la commedia accanto alla tragedia. Nell’ultima parte Fabietto cerca qualcuno che gli dica come si fa, e lo trova nel regista Antonio Capuano, che in una lite notturna per strada gli grida di non disunirsi. Poi Fabietto prende un treno per Roma, si mette le cuffie del walkman e guarda fuori dal vetro. Sul binario un bambino gli fa un cenno di saluto, e il treno parte. Il film finisce lì: non con una risposta, ma con una partenza e con un segno che chi non è napoletano non riconosce.
Lettura editoriale: Sull’identità le fonti non divergono, e va detto perché è raro: la pagina della selezione ufficiale della 78. Mostra di Venezia e la scheda italiana di ComingSoon indicano entrambe 130 minuti, e concordano su anno, regia e cast. Una sola divergenza va dichiarata, e riguarda l’anno: la voce del Vocabolario Treccani colloca il film nel 2022, mentre la Biennale lo registra nel concorso del 2021 e ComingSoon indica il 24 novembre 2021 per il cinema e il 15 dicembre 2021 per Netflix. Questa scheda adotta il 2021, come già fatto per Whiplash e Il silenzio degli innocenti, dove si è scelto l’anno di uscita. Il finale è ricostruito da due approfondimenti italiani firmati e indipendenti fra loro, quello di Francesco Saturno su ArteSettima e quello di Elisa Giudici su CronacaPop; va però dichiarato che entrambi gli articoli di CronacaPop usati in questa scheda portano la stessa firma, e contano quindi come una sola voce indipendente. La citazione è la meglio documentata di tutto il catalogo, e la ragione va registrata. Non poggia su due gallerie di frasi ma su tre fonti di tre generi diversi: l’articolo firmato di Matteo Marescalco su Movieplayer, dedicato per intero al significato della battuta; l’analisi firmata di Francesco Saturno su ArteSettima; e soprattutto la voce del Vocabolario Treccani, che registra «non ti disunire» come locuzione aforistica della lingua italiana, la definisce «invito a non perdere la propria unità e saldezza interiore» e la attribuisce ad Antonio Capuano nel film di Sorrentino. Una fonte lessicografica istituzionale che attesta testo, personaggio e film è più forte di qualunque riscontro redazionale. La cautela introdotta con Noi sulle formulazioni brevissime non si applica qui, e va spiegato perché: quella cautela nasceva dal rischio che due fonti concordassero su una resa italiana obbligata di una battuta inglese, cioè da un problema di traduzione. Questo è un originale italiano: non esiste alcun passaggio di traduzione in cui l’errore possa entrarsi, e la lingua del film è la lingua delle fonti. La formulazione estesa viene invece esclusa perché diverge davvero: Movieplayer la rende «Non ti disunire mai, non te lo puoi permettere!», mentre la scheda di Cinematographe la prosegue con «Perché non ti hanno lasciato solo, ti hanno abbandonato». Si pubblica quindi la sola locuzione su cui le tre fonti concordano. La pagina di Cinematographe non è comunque utilizzata come riscontro, perché non porta né firma né data. Il video è escluso: i caricamenti ufficiali italiani reperibili sono trailer, e la clip in italiano ospitata da ComingSoon non dichiara chi la fornisce, quindi non è verificabile come scena ufficiale.