Che cosa mostra il film mentre Sebastian suona: un ricordo o un’altra vita?
Fatto narrativo verificatoMia, aspirante attrice, e Sebastian, pianista jazz, si incontrano a Los Angeles e si innamorano mentre ciascuno insegue il proprio sogno. Per avere uno stipendio Sebastian entra in una band di successo che non ama; Mia scrive e mette in scena da sola un monologo che sembra un fallimento. È proprio quel monologo a procurarle il provino che le cambia la vita, e i due si separano. Cinque anni dopo Mia è un’attrice affermata, sposata, con una famiglia. Entra per caso in un locale jazz e scopre che è di Sebastian, e che porta il nome e l’insegna che lei aveva disegnato per lui. Lui la vede e attacca il loro tema. Il film mostra allora, per intero, la vita che avrebbero avuto scegliendo diversamente. Poi la musica finisce, si guardano, lui fa un cenno con la testa e lei se ne va.
Lettura editoriale: La scheda di classificazione britannica documenta titolo, regia, anno di produzione 2016, distribuzione, data di classificazione e durata della versione cinematografica di 127 minuti e 46 secondi, arrotondata a 128, e sintetizza il film come la storia d’amore fra un pianista e un’attrice a Los Angeles; la scheda italiana documenta durata, distribuzione 01 Distribution, uscita italiana del 26 gennaio 2017, cast e l’impianto della vicenda. L’epilogo — i cinque anni trascorsi, il matrimonio di Mia, il locale intitolato «Seb’s» con l’insegna che lei aveva disegnato, la sequenza della vita alternativa e il cenno finale — è ricostruito da un resoconto secondario. La posizione dell’autore è documentata due volte, con interviste raccolte dalle testate che le hanno condotte: in una Chazelle parla specificamente del finale, dichiarando di partire dalla destinazione e di averlo montato per primo. La frase che gli viene attribuita sulle grandi storie d’amore che non finiscono con il lieto fine è riferita da terzi come detta alla CNN e, non essendo stata aperta la fonte originale, non viene usata. Due fonti indipendenti riportano identica la battuta di Keith: l’articolo firmato da Cristina Migliaccio su TPI del 6 novembre 2019 e quello firmato da Laura De Rosa su Frasix del 28 settembre 2020; la seconda è quella che nomina il parlante. Le due date distano dieci mesi. Va dichiarato perché non è stata scelta la frase più celebre del film. Entrambe le fonti riportano anche «Onore a chi è un po’ folle, a chi ama osare, a chi ama sognare.», che in Italia è la frase con cui il film viene ricordato. Quella però appartiene a una canzone, e questa scheda non ha verificato come l’edizione italiana tratti le parti cantate: se non sono doppiate, il testo che circola è una traduzione dei sottotitoli e non una battuta del doppiaggio, cioè un’edizione diversa da quella che va dichiarata. Finché quel punto non è accertato si pubblica una battuta parlata, attestata dalle stesse due fonti con la stessa forza. Nessun video: nessuna clip ufficiale raggiunge la soglia richiesta. Il dettaglio sfuggito e la lettura alternativa sono valutazioni della redazione.