Che cosa decide davvero Rossella, nell’ultima scena?
Fatto narrativo verificatoGeorgia, alla vigilia della guerra civile. Rossella O’Hara è la figlia viziata di un proprietario terriero e ama Ashley Wilkes, che però sposa Melanie. La guerra travolge tutto: Atlanta brucia, la piantagione di Tara è in rovina, e Rossella giura che non soffrirà mai più la fame. Sposa Rhett Butler senza amarlo, lo tiene a distanza per anni continuando a inseguire Ashley, e perde una figlia. Quando Melanie muore, capisce che Ashley era un capriccio e che l’uomo che ama è Rhett. Ma è tardi: Rhett, che non si è mai sentito amato, se ne va. Rossella resta sola sulla scala, e invece di crollare decide di tornare a Tara e di riprendersi ciò che ha perduto.
Lettura editoriale: La citazione è attestata da quattro fonti di tre generi diversi: le gallerie di battute finali di Best Movie e di Grazia, l’approfondimento firmato di Mara Siviero su Cinefilos dell’11 aprile 2019, che è l’unico ad attribuirla esplicitamente a Rossella O’Hara, e l’articolo firmato di Stefano Lo Verme su Movieplayer del 17 gennaio 2015, che la riporta dentro il periodo più ampio «Troverò un modo per riconquistarlo… dopotutto, domani è un altro giorno!». Tre fonti su quattro danno la formulazione adottata; Grazia riporta la sola frase finale, «Domani è un altro giorno!», ed è un troncamento e non una divergenza, dichiarato. Sull’identità va dichiarata una lacuna oltre a una divergenza. Sull’anno la voce dell’Enciclopedia del Cinema firmata da Serafino Murri indica «1938-39» distinguendo lavorazione e uscita, e si adotta il 1939 dell’uscita. Sulla durata il dato viene da una fonte sola, i 225 minuti della stessa voce Treccani: nessun altro riscontro consultato indica i minuti. Nessuna posizione dell’autore, ed è il secondo caso consecutivo di paternità divisa, qui con una variante che vale la pena registrare: l’autore dominante non era un regista ma il produttore. Si alternarono tre registi — George Cukor, ingaggiato e sollevato dall’incarico a metà febbraio nonostante gli appelli di Vivien Leigh; Victor Fleming, che a maggio si ritirò esausto; e Sam Wood, che lo sostituì per circa un mese — ma solo Fleming è accreditato, mentre David O. Selznick, «autentico padre/padrone» del film, interveniva di continuo sulle decisioni creative. Non esiste quindi un autore singolo del finale a cui attribuire una posizione, e nessuna dichiarazione raggiungibile su di esso: la scheda omette il modulo con la posizione dell’autore e, di conseguenza, quello con la lettura alternativa. Una cosa va detta e non nascosta in nota. L’articolo firmato di Gabriele Gargantini sul Post del 15 dicembre 2019 stabilisce che il film è «palesemente razzista», con scene offensive, personaggi neri stereotipati e linguaggio discriminatorio, e ricorda che Malcolm X ne rimase turbato vedendolo da ragazzo. Il prologo idealizza il Sud schiavista come una civiltà perduta: è quella civiltà, e non un amore, ciò che il titolo dice andato via col vento. La decisione finale di Rossella si capisce soltanto dentro questa cornice, e questa scheda la dichiara invece di aggirarla. Nessun video: non risulta una scena ufficiale verificabile.